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Shrinkflation: stesso prezzo, meno prodotto…

Sotto l'occhio del consumatore

Conosci il fenomeno shrinkflation? Si tratta di una tecnica di marketing utilizzata dalle aziende per massimizzare i profitti, in alcuni casi spinta in tal misura da essere ritenuta poco corretta.

Vediamo bene di cosa si tratta.

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Ciao a tutti da Marco, oggi parliamo di Shrinkflation, una parola un po’ strana di origine inglese, cioè mascherare l’inflazione attraverso la riduzione, questo potrebbe essere un po’ la traduzione diciamo in lingua italiana. Prendo spunto da un piacevole articolo di Massimo Gaggi corrispondente da New York del Corriere della Sera che parla appunto di questa metodologia per nascondere l’aumento dei prezzi.

Questa è una cosa che sta avvenendo più che altro negli Stati Uniti ma è evidente che a caduta arriverà su tutti I paesi dell’Occidente. Chiarisco che non c’eniente in relazione all’attuale situazione di guerra in Ucraina o cose del genere.

Sono tattiche e modalità di marketing sostanzialmente aziendale che non si vedono ma che lavorano molto bene dal punto di vista industriale ad esempio una marca famosa di dentifrici negli stati uniti è la crest, ad esempio il prezzo del dentifricio del crest non è cambiato negli stati uniti ma il tubetto che lo contiene è più leggero pesa circa il 10 per cento in meno rispetto a prima oppure andando a cose più conosciute come gatorade ha deciso di ridisegnare le bottiglie degli energy drink, quelle nuove sono più snelle, si afferrano meglio, sono più belle, più cool come dicono gli americani, ma soprattutto pesano meno, pesano 28 once anziché 32, quindi una cosa che il consumatore magari non percepisce, non ci fa caso, ma in realtà questo si traduce in un 14% di costo in più per quel prodotto, o meglio, si traduce in un 14% di guadagno in più per chi produce quel prodotto perché risparmia sostanzialmente 4 once per ogni bottiglia che viene prodotta.

È praticamente impossibile accorgersi di questo cambiamento come ad esempio la carta da cucina bounty che è disponibile anche in Europa,viene distribuita dalla famosa multinazionale Procter & Gamble, ad esempio nei rotoli della carta da cucina bounty ogni rotolo adesso ha tre foglietti in meno, niente di particolare, soltanto tre foglietti in meno, quindi in un pacco da ben sei rotoli quindi molto grande sono appena 18 strappi in meno bene ma questi 18 strappi comportano in una proiezione industriale un guadagno molto importante spesso a due cifre in quota percentuale per quanto riguarda invece l’azienda che produce il prodotto.

Appunto negli Stati Uniti chiamano questo fenomeno Shrinkflation, un modo di mascherare appunto l’inflazione riducendo da qui il termine shrink,le confezioni lasciando però invariato il prezzo. Ora sia chiaro la pratica non è una pratica illegale e non è nemmeno la prima volta che viene usata dalle grandi multinazionali dei consumi domestici.

Hanno semplicemente studiato le preferenze degli acquirenti dei loro prodotti concludendo che se I consumatori sono molto più sensibili più al prezzo che alla quantità ma ovviamente dipende anche molto dal modo di condurre queste operazioni perché appunto non sono cose nuove ad esempio nel 2017 l’azienda mondelez che prima si chiamava craft come tutti la conoscono come craft l’azienda alimentare venne addirittura denunciata con l’accusa di avertentato di ingannare I consumatori distanziando maggiormente I pezzi di cioccolato dalle tavolette toberone, I più grandi se le ricorderanno, quelle fatte a triangolo, senza però ridurne la lunghezza complessiva.

Questo ovviamente comportava che la lunghezza e la grandezza del prodotto era la stessa, l’impressione di avere la stessa quantità di prodotto ma in realtà c’era meno prodotto. Questo è un po’ il concetto. La multinazionale dovete tornare appunto alla vecchia confezione.

È anche comprensibile che aziende uscite da poco dall’incubo delcrollo dei consumi, soprattutto dovuta alla pandemia, e che ora devono fronteggiare aumenti enormi dal punto di vista dellematerie prime, dei trasporti, cerchino di non perdere I consumatori appena riconquistati riducendo l’impatto psicologico degli aumenti, ma alle prese con l’inflazione più alta degli ultimi 40 anni questa operazione di mimetismo, diciamo così, commerciale e di merchandising, di pubblicità e di marketing diventa sempre più difficile.

C’è chi, come ad esempio McDonald, per dire qualcosa che conosciamo tutti, in America fa due cose insieme, riduce le dimensioni delle porzioni del cibo e aumenta moderatamente I prezzi. Probabilmente qualcuno si sarà già accorto che negli ultimi due anni così I prezzi di McDonald’s sono sicuramente lievitati rispetto a pochi anni fa.

Infatti anche le pubblicità in cui si parlava che con poco si poteva prendere un menù completo da McDonald’s non la vedete più nei canali mainstream tipo la televisione ma oltre a questo diciamo aumento moderato comunque dei prezzi si è accompagnata invece una diminuzione appunto delle porzioni del cibo che a livello di consumatore si nota poco ma come abbiamo fatto gli esempi precedenti basta togliere ad esempio il livello di due patatine per confezione per incrementare quelli che sono I guadagni e I ritorni su una scala addirittura mondiale come quella di McDonald’s questo fenomeno della Shrinkflation èsicuramente importante da tenere d’occhio non tanto per gli aumenti in sé perché uno ovviamente può benissimo decidere di non acquistare quel prodotto e siamo tutti a posto tutti belli che contenti ma quanto perché sempre di più credo che il futuro sia orientato verso una maggiore trasparenza e una maggiore riconoscenza che il consumatore debba essere sempre più informato e sempre più nella condizione di poter scegliere senza doversi giostrare o dribblare formule di marketing che molto spesso non sono così chiaro.

Come diceva Lucio Battisti in una sua canzone, lo scopriremo solo vivendo, l’importante è che le aziende, soprattuttoquelle italiane, dove anziché badare esclusivamente alla quantità, si basa il tutto su un discorso di un incremento delle qualità e delle eccellenze, faccia tesoro di queste informazioni e cerchi di trovare magari il giusto compromesso che renda contenti sia l’azienda che ovviamente tutti I clienti.

Ci sentiamo alla prossima puntata io sono Marco Forconi questo è Pensieri di Webmarketing. Ciao! Pensieri di marketing il podcast di Marco Forconi.”

 

 

marco.forconi

Lavoro nel settore IT/WEB dal 1995, ho creato il mio primo sito web nel 1999 (lo ammetto, era inguardabile...), e dal 2003 mi occupo full time di Web Marketing e Applications. Una Laurea breve conseguita in USA in Marketing & Business Management, che mi ha permesso di lavorare con partners internazionali. Per altre info leggi il "chi sono", o scrivimi :-)

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