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Essere popolari su internet non significa fare business

Tempo fa sono stato contatto da un tizio su Linkedin, che chiameremo Mario.

Mario mi dice che ha visto i miei siti, il mio profilo (uno dei pochi ad essere compilato come si deve…) e vorrebbe parlare con me di una possibile partnership.

Generalmente dico sempre di no, perché se mi contatti in questo modo già partiamo con il piede sbagliato, ma per gentilezza ci ho parlato.

In 15 minuti di chiamata mi dice che lui ha 32 anni, fa web marketing “ormai” da tre anni, ha già lavorato per alcune aziende, è laureato (in lettere) , fa molto sport perché è (anche) un personal trainer, ed ha (pure) partecipato a due corsi di due “geniacci” del web italiani (con tanto di bel certificato con logo trendy) e che, udite udite, la sua pagina facebook ha svariate decine di migliaia di followers adoranti, così come il suo canale Youtube.

Tutto molto bello, Mario, sono contento per te, ma perché mi hai contattato?

Risposta di Mario:

” ….tra poco esce il mio nuovo corso su XYZ, e visto che tu sei esperto, potresti promuoverlo alla tua lista e sui tuoi siti, ci guadagni il 50%. Ovviamente il 50% lo offro solo a te, agli altri lascio il 30%….. “

Ovviamente ho gentilmente declinato l’offerta di Mario, ma il vero problema è che questo esempio non è isolato, mi è capitato innumerevoli volte (nonostante sulla mia pagina di contatto c’è chiaramente scritto che NON sono interessato a queste cose).

E da qui aggancio il titolo del post:

essere popolari su internet non significa automaticamente essere in grado di saper fare business o marketing.

C’è questa diffusa percezione che la popolarità su Internet, sia essa scritta , su blog e testate, che multimediale (video, podcast etc..) debba corrispondere ad uno “status” di Businessman di successo o, ancora peggio, assurgere a imprenditore e/o docente.

Ovviamente non è così.

Ma nel turbinoso gioco dei social network (soprattutto, ma non solo..) si avverte questa tendenza, soprattutto nel costante incremento di supposti “coach” che vendono “corsi” di ogni tipo, ovunque e a chiunque. 

Ne ho  già parlato varie volte nel mio blog e l’ho già affermato sui social, ma ci torno oggi, in questa afosa mattinata estiva, perché si sta creando una pericolosa spaccatura di informazione e cultura.

Chi “arriva” in rete oggi, nella speranza di “fare business”, complice anche il quadro disastroso del lavoro in Italia, si trova davanti un muro di offerte formative, promesse, soluzioni, tecniche, strategie e “metodi” per succedere online.

Questo circo mediatico inietta l’illusione che “tutto possono farlo” e quindi ecco il fresco corsista del “Web seo marketing management turbo skilled “, che ha studiato per ben 30gg sulle dispense del corso, frequentato i forum e le pagine social maggiormente popolate (perché ci si iscrive a quelle con 100.0000 utenti, più siamo meglio è..) , ovviamente limitandosi a commentare cose già dette, che a sua volta seguirà un altro corso per diventare “imprenditore di successo”, imparando un nuovo metodo (ovviamente segreto) , ma “rivelato” dal tizio che si fa foto fighissime in ogni luogo del mondo, o che creando canale youtube è diventato un semidio in sei mesi, e via di seguito.

Il nostro eroe spende, legge, applica e quindi passa entusiasticamente, lancia in resta, a promozionare se stesso (tanto che ci vuole, un videino, un poco di facebook Ads…e siamo a posto...), lanciando il SUO corso.

Risultati? Pochi, spesso zero, anche se nessuno lo ammette e ancora meno vi diranno che a volte hanno speso molto di più di quello che hanno incassato.

Ma ammettere di aver sbagliato rischia di far fare la figura del fesso al nostro eroe, che quindi continuerà imperterrito, con il sorriso diamantato a 45 denti, a sostenere il suo prodotto, iniziando a preparane uno nuovo che sarà ancora più “rivoluzionario” e che , manco a dirlo, “rivelerà” un segreto a cui nessuno a mai pensato.

E la ruota compie un altro giro, andando a coinvolgere i nuovi arrivati, aumentando la pletora di “nulla” nel digital.

Poi ci sono gli emulatori (no, non parlo di videogames...), ovvero quelli che se Pinco fa la cosa X, la faccio pure io, che son più furbo e bravo di lui, che sono “ultra mega manager del business assoluto rivelato”.

Infine troviamo gli adulatori, quelli che si “innamorano” del loro idolo, come avviene per lo sport, la musica o qualsiasi altro campo.

E qui si sviluppa il dogma, il far parte di qualcosa di “grande”: se ci sono dentro anche io, sono grande anche io e non sono solo!

Motivo per il quale si trovano pagine e gruppi Facebook con centinaia di migliaia di iscritti che parlano di….niente, ovvero di cose di cui troverebbero migliore, concreta e dettagliata risposta con una semplice ricerca su Google.

Già, ma ai nostri eroi non interessa fare business, interessa esserci, diventare “popolari”, far parte di “qualcosa”..che però, ahimè, non ha alcuna sostanza e , spesso, alcun obbiettivo, se non quello di aprire il portafogli per seguire il prossimo “corso”.

In questo desolante scenario esce sconfitto il digital nel suo insieme, con la conseguente errata percezione da parte delle aziende (che dovrebbero essere i veri obiettivi di chi fa questo mestiere) che coloro i quali popolano il mondo digital, alla fine, siano tutti fasulli, imbonitori da fiera, gente che si mette in mostra ostentando la loro grande popolarità sulla rete, senza avere però la più pallida idea di cosa significa un piano editoriale, una strategia (vera) di marketing, un (vero) business plan e soprattutto gli studi e l’esperienza necessari per affrontare e risolvere con successo le sfide che il digital offre.

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marco.forconi

Lavoro nel settore IT/WEB dal 1995, ho creato il mio primo sito web nel 1999 (lo ammetto, era inguardabile...), e dal 2003 mi occupo full time di Web Marketing e Applications. Una Laurea breve conseguita in USA in Marketing & Business Management, che mi ha permesso di lavorare con partners internazionali. Per altre info leggi il "chi sono", o scrivimi :-)

un commento

  1. Marco dopo tanto tempo sono tornato a leggerti con piacere. In questo frangente non ho potuto approfondire molto questo argomento però ho notato anche io un aumento esponenziale del fenomeno di cui tu parli ovvero dell’esplosione del fenomeno dei guru del nulla o della fuffa che si prefiggono più l’obiettivo di creare una setta che perseguire come dici tu gli obiettivi volti a implementare delle giuste strategie. I guru attuano sempre più la strategia del fornire nulla e nel rimandare nel prossimo corso le giuste informazioni che poi non arrivano mai…Purtroppo i veri professionisti in questo paese sono davvero pochissimi e si contano sulle dita di una mano….il vero problema è il caos che si crea in questo frangente che rende davvero molto difficile capire quali sono i concetti le strategie i prodotti giusti e quali no; a volte è davvero molto difficile districarsi in questa giungla insidiosa e piena di trappole, per questo ringrazio le persone serie come te che si cimentano in questo contesto per aiutare a fare chiarezza. Purtroppo come dici tu conta molto di più l’appartenenza a un gruppo piuttosto che l’apprendimento di concetti necessari a svolgere questa attività. Abbiamo vari Big esperti in italia che potrei citare ma preferisco evitare visto che oltre a essere narcisisti sono anche molto permalosi …:D Grazie mille davvero ottimo articolo

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